Fondare una startup in Italia – le domande da porsi

by Michele

Le domande (che non conoscevamo) e avremmo dovuto porci prima di fondare una startup in Italia

Ok, se ci conosci già forse sai che non siamo partiti subito dall’Italia, perché quando Lacerba è stata avviata vivevamo a Berlino. Ma siccome il nostro mercato di riferimento è sempre stato quello italiano e presto ci siamo spostati qui, penso di poterti dare qualche spunto di riflessione interessante su cosa significhi fondare una startup nel nostro paese.

Lo farò attraverso una serie di domande che, a posteriori, sono convinto ci saremmo dovuti porre prima di iniziare. Partiamo!

Perché partire proprio in Italia?

È una domanda che mi pongo spesso: l’Italia è un paese piccolo con un mercato piccolo, non ci sono santi. E poi non siamo proprio il paese più digital-ready del mondo. Vendere contenuti e-learning, sul digitale, non è facile quando le persone e le aziende alla voce “formazione online” associamo immediatamente i corsi obbligatori sulla sicurezza.

– Piccolo inciso, io odio i corsi sulla sicurezza. Sono fatti per non essere ascoltati, il che se ci pensi è un paradosso perché dovrebbero insegnarci a essere più sicuri. E invece niente, sono la cosa più pallosa del mondo. Bah! –

Ma torniamo a noi. In Lacerba abbiamo scelto di partire dall’Italia per due motivi:

  1. Concorrenza: abbiamo studiato il mercato e per quanto piccolo, era anche poco affollato. È meglio partire da una nicchia in crescita, sperimentare e poi espandersi quando hai le spalle larghe, piuttosto che buttarsi in un mercato ricco, ma con un grado di competizione molto più elevato, come in America ad esempio.
  2. Finanziamenti: pensavamo sarebbe stato più facile trovare finanziatori nel nostro paese. Avevamo più contatti, ci sentivamo più sicuri con la lingua, avevamo lavorato  come consulenti in ambito finanziario, ecc…

Con il primo punto ci abbiamo preso subito, di servizi simili al nostro ce n’erano pochi e le persone si sono dimostrate propense a spendere per il nostro prodotto. 

Riguardo al secondo invece non ci avevamo azzeccato un gran ché: alla fine di finanziatori esterni non ne abbiamo trovati molti e anche quando li abbiamo conosciuti generalmente siamo scappati. Ma lo vedremo più avanti nell’articolo. 

Hai le competenze per sviluppare il tuo prodotto?

aprire una startup in Italia

Non intendo se sai cercare qualcuno che lo sviluppi esternamente, ma se tu o il tuo team di soci siete effettivamente in grado di svilupparlo.

Io ho fondato due progetti nella mia vita. Il primo era un’app, ma io e il mio socio non sapevamo nulla di sviluppo . L’ha fatta un’agenzia (bravissimi per altro), ma una volta messa sul mercato ci siamo fermati. Non sapevamo come tracciare i dati, non sapevamo ottimizzarla, insomma non sapevamo niente. Questo voleva dire che per ogni cosa avremmo dovuto pagare, giustamente, dei professionisti esterni. Risultato: l’abbiamo messa online e dopo pochissimo abbiamo dovuto abbandonare il progetto per i costi eccessivi che avrebbe comportato. 

La seconda volta – con Lacerba – avevamo non solo gli sviluppatori, ma anche un video maker tra i nostri soci. Memori del fallimento precedente sapevamo che se l’obiettivo era realizzare dei video-corsi, era fondamentale avere un professionista che arricchisse il team con il suo know-how.

La morale di questo discorso? Se non sei in grado di sviluppare ciò che vuoi vendere, trova un socio che ne sia capace e non affidarti ad agenzie o esterni. Nessuno ci mette l’anima come una persona che segue un suo progetto personale e tu hai bisogno di qualcuno che dedichi tutte le sue energie. 

Fidati, sembra banale, ma il 50% dei progetti falliscono per questa ragione: la mancanza di competenze nello sviluppo all’interno del team dei fondatori. 

Hai intorno persone che pensano come te?

Se da una parte il cuore della startup deve essere nel DreamTeam dei fondatori, dall’altra è anche fondamentale circondarsi di persone che condividano la vostra visione. Molti ti parleranno del team, elemento imprescindibile, ma non c’è solo quello. Voglio farti due esempi diversi dal comune: io ho scelto il nostro commercialista e il nostro avvocato perché pensano come noi, da startupper. Sembra casuale come riferimento, ma visto che stiamo parlando di lanciare una startup in Italia, con tutta la sua infinita burocrazia, ti assicuro che saranno due figure di cui non puoi fare a meno.

Il nostro commercialista ci assiste pur vivendo in Sicilia, tramite servizi in cloud: ha aperto la nostra società completamente online, senza che ci fossimo nemmeno mai visti. Ci sentiamo a qualsiasi ora di qualsiasi giorno, se ho un reale bisogno, e mi tiene sempre aggiornato se escono bandi che potrebbero fare al caso nostro. Non perchè gliel’ho chiesto, ma perchè sa che se io cresco, lui crescerà con me. Poi ci vuole anche bene, ma è la sua mentalità che cambia tutto.

Idem per il nostro avvocato: ha lasciato un grosso studio per fondarne uno suo inserendo servizi aggiuntivi di sviluppo, grafica, ecc. E ne capisce di tecnologia! Cosa rarissima e preziosissima: sa di cosa parla quando ci suggerisce ciò che dobbiamo fare per essere compliant a livello legale e tecnico. Quanto tempo risparmiato…

La morale? Circondati di persone fresche, veloci, flessibili. Saranno investimenti, non spese.

Ti servono quei soldi per partire?

Come intravisto sopra, noi siamo partiti bootstrap, ovvero ce la siamo cavata anche senza finanziamenti esterni. Non c’è grande gloria in questo, a dire la verità. Siamo felici di avercela fatta, ma se avessimo trovato qualcuno che investiva in noi non avremmo disdegnato affatto (se ti interessa saperne di più sulle origini di Lacerba ti rimando ai due articoli precedenti STARTUPSERIES 1 e STARTUPSERIES 2).

trovare finanziatori in italia per la tua startup

Credo che il mancato finanziamento esterno per noi sia stato dovuto a due fattori: il nostro business non è tra i più scalabili (siamo partiti facendo contenuti in italiano, è naturale avere un massimo fatturato atteso più basso di quello di Facebook che si riferisce a chiunque nel mondo), ma non abbiamo nemmeno trovato i cosiddetti “smart moneys”. I “soldi intelligenti” sono una figura mitologica del mondo startup e vengono nominati per intendere che chi li presta, oltre a darti liquidità, è anche una persona chiave per sviluppare la tua società, qualcuno in grado di portarti altri soldi facendoti sviluppare il tuo business.

Sto parlando di finanziatori in grado di accelerare la tua startup, presentarti a clienti veri, che ne sanno del tuo settore e soprattutto, che hanno fatto azienda e conoscono tutto ciò che esso comporta. Il problema? Sono rarissimi, dei veri unicorni.In Italia quando inizi potrai imbatterti principalmente in acceleratori (o anche incubatori) e “business angels”. Quando ti approcci a questi soggetti, stai attento a quattro fattori:

  1. Ti offrono soldi o servizi in cambio delle tue quote?
  2. Le persone che ti seguiranno hanno mai fatto azienda? Hanno mai avviato, anche fallendo, un loro progetto (che non sia l’acceleratore stesso)?
  3. Il contratto che ti offrono, ti permetterà di crescere un domani?
  4. Controlla il loro track record: hanno mai fatto crescere una startup nel tuo settore?

Non credo sia il caso di dilungarsi troppo sul perché porsi queste domande, che ritengo abbastanza chiaro. Ci passerai, più volte.  Ma quando capiterà chiediti soprattutto:

Senza i soldi che mi offrono, partirei lo stesso? 

Le vere domande che devi porti

Tu per primo credi nel tuo progetto tanto da investirci tempo e risorse? Sei pronto a rischiare di non prendere uno stipendio dal giorno zero? Sei addirittura disposto a investire i tuoi risparmi?

Non volevo spaventarti, ma fare startup è un gioco pericoloso e nella maggior parte dei casi si fallisce. Il che, senza essere tragici, significa magari provarci per uno o due anni e poi tornare alla tua vecchia professione. Ma vale la pena di perdere questo tempo della tua vita e affrontare lo stress emotivo che comporta essere un imprenditore, se non ne sei davvero convinto? Se non senti dentro che è l’occasione che altrimenti rimpiangerai per sempre?

Se a queste domande non hai sempre risposto sì, rifletti su questa opportunità! Non c’è nulla di male nel farlo, anzi. Se invece sei proprio convinto, parti!
Vero, ci saranno tanti ostacoli, ma che bello è riuscire ad aprire una porta dopo che ne hai prese 1000 in faccia?

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2 commenti

Francesco Salvatore 3 Maggio 2020 - 20:07

Quante verità e consigli utili per chi vuole lanciarsi nel mondo imprenditoriale in un solo breve articolo. Grandi!

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Michele 8 Maggio 2020 - 16:02

Grazie mille Fra! Non tutti questi punti sono affrontati spesso nei vari articoli online, ma credo siano di fondamentale importanza. Non è sempre facile farsi questi quesiti quando non si ha esperienza, quindi spero possano essere davvero utili a chi parte 🙂

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