L’HAMBURGER CHE HA CAMBIATO IL MONDO

by Francesca Clivio

Lezioni imprenditoriali dal film di culto “The Founder”

Nella vita tutto scorre velocemente senza che noi ce ne accorgiamo, questo cambiamento deve essere interpretato e gestito in modo da poterne trarre il massimo vantaggio. Ciò che abbiamo e come siamo non è nient’altro che il frutto di un lungo viaggio che abbiamo percorso fino a qui, una lenta evoluzione che ha visto modificare i nostri modi di fare, di pensare, di porci verso noi stessi e verso gli altri. Tale progresso è la sintesi di differenti lezioni che possiamo trarre da tutto ciò che ci circonda e non dobbiamo stupirci se alcuni capolavori cinematografici rimangono impressi nella nostra mente aiutandoci a metabolizzare concetti complessi in maniera semplice o se rappresentano per noi inestimabile fonte di ispirazione. 

Alla luce di questa premessa ho deciso di rispolverare “The Founder” (2016). Come probabilmente la maggior parte di voi saprà è la pellicola diretta da Jhon Lee Hancock che narra le vicende di carattere biografico legate alla nascita del colosso dei fast food: Mc Donald’s. La storia orbita attorno alla figura discussa di Ray Kroc, interpretato da Michael Keaton. 

Siamo nel 1954, Ray è un venditore porta a porta di cinquant’anni e si trova in California per questioni di lavoro quando viene a conoscenza del fast food dei fratelli Mac e Dick McDonald. I tre personaggi discutono sul modo di lavorare nel loro settore, ed è proprio in questo momento di scambio che Ray resta folgorato dall’esperienza imprenditoriale dei due fratelli. In seguito tenta di convincerli a fare una partnership professionale imbattendosi inizialmente in un loro rifiuto, ma in un momento successivo riesce, grazie alla sua tenacia, ad instaurare una collaborazione coi due personaggi. Questo è l’inizio di una burrascosa relazione di lavoro tra Ray e i fratelli McDonald che porterà alla nascita di quell’impero da miliardi di dollari che è oggi McDonald’s.

Ma cosa si cela realmente dietro questa storia? Vediamo insieme alcuni dei numerosi insegnamenti che possiamo trarre dall’esperienza di Ray Kroc e i fratelli McDonald’s.

1) L’idea non è tutto

l'idea non è tutto

Come il film ci dimostra l’esecuzione di un’idea è molto più importante dell’idea stessa: Ray Kroc non è il vero fautore dell’essenza profonda di McDonald’s, sono stati i due fratelli con il loro talento ad averla ideata in quanto padri di un sistema produttivo che ha rivoluzionato la ristorazione. Ciò che Ray Kroc possedeva, al contrario, era una visione legata alla volontà di “scalare” il fast food. E’ stato il focus totalmente orientato sull’efficientamento di tempi/risorse ad aver fatto perdere d’occhio ai fratelli quello che era il vero potenziale del business: esportare il modello McDonald’s attraverso l’affiliazione commerciale. È chiaro che senza idee brillanti ed innovative non può nascere alcun progetto rivoluzionario, ma conta ancor di più avere una Vision più grande, capace di trasformare una grande idea in un’idea rivoluzionaria. Dunque nonostante Ray non avesse inventato la catena di montaggio per la produzione di hamburger è stato proprio il suo pensare su grande scala ad aver reso McDonald’s un colosso.

2) L’importanza dello Storytelling

l'importanza dello storytelling

Ray Kroc girando per le strade dell’America si accorse che nel panorama statunitense due elementi erano ricorrenti: i crocifissi e le bandiere a stelle e strisce. Pertanto decise di fare del Mcdonald’s la seconda chiesa americana, che non è aperta solo la domenica (come lui stesso afferma). Inoltre, Kroc ebbe il grande intuito di comprendere che il nome McDonald’s non andava toccato, perché fortemente americano. Un nome che significa America, un brand che associa la propria immagine al concetto felice di famiglia, condivisione, gioia e prosperità. Nonostante fossimo negli anni ’60, il protagonista aveva già intuito l’importanza dello storytelling per il successo di una grande impresa. Il marketing post-fordista di Ray è una delle novità brillantemente messa a fuoco dal film. Alcuni esempi potrebbero essere la già citata importanza che Ray riconosce al nome (sa che McDonald’s funzionerà meglio del suo cognome nella comunicazione e capacità di trasmettere i valori del fast food) o l’estrema cura e attenzione con cui ogni punto vendita del marchio viene aperto. Ed è proprio il binomio composto da catena di montaggio nella produzione del cibo fast food e spregiudicatezza comunicativa decisamente non fordista, che rese il prodotto vincente. 

3) L’Importanza dell’Innovazione

È risaputo che il cambiamento costa fatica e normalmente può generare paura. Attenzione però, anche rimanere chiusi nella nostra “comfort zone” ritenendo che il “nuovo” sia una minaccia e non un’opportunità può essere altamente pericoloso: questo è ciò che è accaduto ai fratelli McDonald, che consideravano Ray Kroc e le sue idee come delle minacce per la propria impresa. L’innovazione passa inevitabilmente attraverso la rottura dei codici, fenomeno che si evidenza nel film con la rottura tra Ray e i fratelli McDonald.

E’ quando il protagonista acquista i terreni sui quali sarebbero sorti i vari punti vendita della catena che assistiamo alla vera e propria svolta: in assenza di questa virata netta l’impresa sarebbe andata verso il fallimento per via degli elevati costi fissi. Si deve riconoscere che se Ray Kroc fosse rimasto legato all’idea iniziale di franchise dei fratelli McDonald’s, questo modello non avrebbe avuto il successo che conosciamo oggi. L’insegnamento più importante che possiamo trarre è quello di essere sempre pronti a mutare e cambiare la nostra idea in funzione dei continui cambiamenti del mercato e per la salvaguardia della nostra impresa, l’innovazione non deve essere nostra nemica bensì una grande alleata.

4) L’ ottimizzazione dei processi

ottimizzare i processi

Una delle scene più affascinanti, almeno per me, è quella in cui i fratelli McDonald ricordano le loro origini descrivendo ciò che li ha portati  dal generico drive in al loro ristorante: la focalizzazione sul «core business». I due avevano capito che focalizzandosi solo su tre semplici prodotti (hamburger, patatine e coca cola) avrebbero potuto massimizzare i ricavi e dimezzare i tempi di produzione. La focalizzazione però non basta, sono indispensabili anche l’organizzazione e l’efficienza in un’impresa che si rispetti. Questa lezione sono i due fratelli a insegnarcela: infatti l’emblema della trasposizione del taylorismo nella ristorazione si trova nella scena in cui spiegano l’organizzazione interna della cucina e il modo in cui hanno ottimizzato la produzione di hamburger: l’efficienza dei tempi; la sequenzialità delle operazioni; la standardizzazione. È indubbio che la loro sia stata un ribaltamento della cucina di ristorante che si trasforma in un vero e proprio processo produttivo, ottenendo come risultato una sinfonia di efficienza senza spreco di movimenti. Dietro a questo incredibile risultato si cela un grande studio: i due fratelli impiegarono molto tempo insieme ai cuochi, per provare i loro movimenti su uno spazio disegnato a terra, al fine di progettare la cucina perfetta, che consentisse di muoversi nel modo più produttivo possibile. 

5) La perseveranza come spirito guida

Una delle lezioni più importanti che “The Founder” mi ha insegnato è che c’è una qualità imprescindibile dell’imprenditore di successo: la perseveranza. Nel corso del film è lo stesso Ray a ripeterlo più volte, quasi in maniera ossessiva: nella vita non contano il talento, il genio, l’istruzione. Conta la perseveranza. Conta la tenacia, la determinazione. La perseveranza per lui è quasi uno spirito guida, ed è proprio grazie ad essa che Ray non desiste, non si abbatte di fronte all’insuccesso, ma si rialza dopo ogni fallimento e riprova fin a quando riesce nel suo obiettivo. Non a caso “The Founder” può considerarsi il simbolo di una perseveranza onnipotente, vera guida per il suo protagonista. La convinzione, che molti hanno, riguardo il raggiungimento del successo grazie ad un’intuizione geniale, un lampo d’ispirazione che apre la strada ad una via in discesa è una visione illusoria della realtà. Non dobbiamo dimenticarci che i risultati, nella maggior parte dei casi, sono frutto del sacrificio. Ray è l’esempio lampante che non esiste un tempo perfetto o un’età stabilita per fare successo, lui non era un giovanotto ed aveva già cambiato numerosi impieghi, eppure grazie alla sua perseveranza ha rivoluzionato la sua vita. Ed è lui stesso ad insegnarcelo già nelle prime battute del film quando afferma che “Come fa uno di 52 anni, attempato, che vende frullatori per milkshake, a diventare il fondatore di un impero del fast food con 1600 ristoranti e un fatturato di 700 milioni di dollari? Una sola parola: perseveranza.”

Queste sono le lezioni che ho tratto dalla visione di “The Founder”, sei d’accordo con i punti che ho evidenziato o credi ci sia altro da aggiungere? Se ti va fammi sapere la tua opinione con un commento. 

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2 commenti

Paola 22 Maggio 2020 - 17:43

Carissima Francesca, ho trovato l’articolo davvero molto interessante e istruttivo (non nel senso scolastico del termine) bensì nella vita. Questa storia insegna, a mio avviso, che il cambiamento è inevitabile e ineludibile e possiamo fare la differenza semplicemente governando quel cambiamento. Grazie per questa bella storia di vita.

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Isa 22 Maggio 2020 - 21:04

Insegnamento notevole . Perseveranza e determinazione sono fondamentali

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