FORMULA 1: IL TEAM È TUTTO

by Edoardo Montesano

Lezioni di Team Management che ho appreso dalla serie Netflix F1: Drive to Survive. Scopriamole in questo articolo.

Non mi piace la Formula 1, mai seguita.

Credo però che le grandi opere, letterarie, cinematografiche o televisive, possono essere definite tali quando riescono ad uscire dal loro genere: i batman di Nolan non sono solo dei film su di un supereroe, il Signore degli Anelli non è solo un film fantasy e F1: DRIVE TO SURVIVE non è solo un documentario sulla Formula 1. 

Non penso di essere l’unico a dirlo, ma Netflix negli ultimi anni ha portato il genere dei documentari ad un altro livello, dalla cucina, allo sport, fino al reportage, questo format è diventato uno dei cavalli di battaglia del servizio di streaming più famoso al mondo ed F1: DRIVE TO SURVIVE, entra a pieno diritto tra i titoli più belli e intriganti che ho visto su questa piattaforma. 

Nello specifico stiamo parlando di una docuserie, dove ogni stagione si espande per l’intera durata del Gran Prix (ad oggi campionato 2018 – 2019 e 2020 in produzione, Covid permettendo) e dove ogni episodio è focalizzato su una delle scuderie concorrenti o su di un certo personaggio all’interno di quella scuderia. 

Durante la prima stagione i team che hanno firmato il contratto con Netflix erano quelli più piccoli, che possiamo definire un pò come delle “startup della F1” per la loro propensione a mettersi in gioco e alla sperimentazione. 

La Formula 1 è un ambiente brutale, dove può succedere che un ragazzino di 19 anni pianga a dirotto dentro una macchina sparata a 350 km orari, perché sa che le sue performance stanno calando a causa delle pressioni spaventose che ha da parte della scuderia e dei media. 

Per questa ragione è facile intuire che molti team potevano avere delle serie riserve a consentire ad una squadra di cameramen di seguirli giorno e notte e in qualsiasi situazione, come avviene nella serie.  Poi la prima stagione è uscita, è stata un gran successo e allora sono saltati a bordo anche i big, Mercedes Petronas, Ferrari, McLaren…ecc, certi ormai della riuscita del format. 

Cosa ho capito della Formula 1 grazie a questa serie? 

Prendiamo ad esempio i più vincenti di tutti: Mercedes Petronas. 

Si tratta di un team itinerante di 1500 persone, che ha un solo obiettivo: “Let’s crush them” come dice il loro team principal Toto Wolff. 

Se ci concentriamo su questo caso, il più lampante ma è valido per tutti, è facile comprendere come in Formula 1 ogni scuderia è un’impresa che lavora alla realizzazione di un prodotto il più performante possibile, in un ambiente di estrema incertezza, con una pressione psico-fisica enorme e dove l’ottimizzazione dei processi è la chiave del successo. 

Il pilota in questo sport ha un duplice ruolo: egli è infatti contemporaneamente prodotto e membro del team. Nel suo ruolo di prodotto il pilota diventa interamente assimilabile all’auto che guida, un tutt’uno, e il compito della squadra è quello di consentirgli di arrivare al giorno della gara nella migliore condizione possibile. 

Come membro del team egli riveste invece il ruolo del prototyper: ogni gara è un test da cui si possono dedurre dei dati e il suo compito è quello di spingere al massimo il mezzo e riportare i dati qualitativi, quali il feeling con l’auto e con le ultime modifiche apportate. Sì, non lo sapevo, ma la macchina è un prodotto vivo, che viene modificato e ottimizzato ad ogni gara. 

Durante la serie, infatti, si vedono spesso questi meeting interminabili dove analisti, meccanici, team principal e piloti, riguardano la gara precedente, analizzano grafici illeggibili, condividono le loro impressioni e si scambiano idee. 

Quali lezioni possiamo portarci a casa dalla Formula 1?

La serie è popolata di personaggi interessanti, carismatici, divertenti e drammatici, ma per questo articolo e per le sue finalità proseguirò nell’utilizzare l’esempio di Mercedes Petronas. 

Perché? Sono i migliori. Vediamo che hanno da insegnarci.

La Leadership come processo a cascata

La leadership come processo a cascata
Niki, Lewis & Toto

Qualche anno fa Mercedes era una squadra relegata agli ultimi posti in classifica, finché non ha intrapreso un drastico cambio di direzione che le ha consentito di vincere la bellezza di sei Gran Prix consecutivi. Questo inversione di marcia aveva un nome e si chiamava Niki Lauda. 

Anche io che so poco o nulla di Formula 1 conosco ovviamente il personaggio, che al pari delle grandi opere, era di una portata tale da spiccare al di fuori del contesto in cui era inserito. Larger than life come dicono gli americani, un termine che mi piace molto. 

L’arrivo di Niki innesca inevitabilmente un processo a cascata che ha come conseguenza quella di attirare a sé altre figure speciali, fuori dall’ordinario. 

Prima tra tutte Lewis Hamilton, considerato oggi il miglior pilota di sempre, nella serie dichiara senza mezzi termini: “Se Niki non mi avesse chiamato personalmente, non sarei venuto in Mercedes”. 

Secondo, ma non per importanza, Toto Wolff, tutt’ora il Team Principal di Mercedes. Toto è un autentico squalo, con le mani in pasta dappertutto, un fiuto incredibile e delle doti da leader eccezionali, che gli consentono di comprendere quali sono le persone migliori di cui circondarsi a sua volta. 

La leadership, come insegnamo anche nella nostra Mind Hacking Academy, ha un ruolo fondamentale, perché attira a sua a volta altra leadership ed espande la sua influenza sul resto del team, che migliora e cresce come risposta adattiva alla sua forza trascinante. 

La responsabilità condivisa – We win and we lose together

la responsabilità condivisa del team
Mercedes ai pit stop

Durante uno degli episodi Mercedes affronta una gara disastrosa, Lewis viene speronato ed è costretto a fermarsi ai pit stop, d’urgenza e in un momento che non era stato previsto dal resto della squadra. In genere, e come ho imparato sempre nella serie, il tempo di sosta medio ai box in Formula 1 è di 1,5 sec, ma in quel caso ci impiegano la bellezza di 57 secondi a rimettere la macchina in pista. Una gara da dimenticare. 

Una cosa che mi è piaciuta molto dopo questo insuccesso è il commento di Toto “Lavoreremo insieme per capire cos’è andato storto, non ce la prendiamo con nessuno del team perché in questa azienda abbiamo una politica di responsabilità condivisa”. Te l’ho parafrasata un pò, ma la solfa era questa.

A Lacerba non siamo 1500, ma crediamo nello stesso approccio, dove ogni membro del team è empowered dal fatto che è parte integrante di tutti i processi decisionali che vengono presi e ha una visione in tempo reale di come sta performando l’azienda – We win and we lose together.  (se ti interessa saperne di più di come organizziamo il nostro lavoro ne ho parlato nel dettaglio in un altro articolo, sempre su questo blog.)

Le persone prima dei processi

Foto di gruppo, con Toto che tiene fra le mani il cappellino di Niki, defunto recentemente.

In ambito Digital sento spesso parlare di ottimizzazioni dei processi, ma si dimentica volentieri le persone, o più che altro le si da per scontate. In Formula 1 l’ottimizzazione dei processi è fondamentale, tutto è un ingranaggio perfettamente oleato che deve performare al meglio, in frazioni di secondo. Ma come ci riescono? 

Il team, il team è tutto: preparato, formato, responsabilizzato e partecipe.

I corsi che ti consigliamo

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