A lezione di Leadership da Michael Jordan

by Francesca Clivio

Alcune lezioni di Leadership che ho appreso dalla serie Netflix “The Last Dance”.

Ben 32292 punti, 6 volte campione NBA, 5 volte MVP della Regular Season e Difensore dell’Anno nella stagione 1987-1988, di chi sto parlando? Chiaramente di Michael Jeffrey Jordan, indiscutibilmente il giocatore che ha reso globale il basket americano negli anni ’90 e simbolo della storia della pallacanestro.

‘Mike’ ha vinto di nuovo trasformando in oro un prodotto che lo vede come protagonista: The Last Dance. Sono i numeri a confermarlo, all’incirca 5,6 milioni di telespettatori hanno visto i 10 episodi della docu-serie di ESPN in collaborazione con Netflix, rendendolo non solo il documentario più visto che la rete sportiva avesse mai trasmesso ma anche la serie più vista di sempre su Netflix dagli abbonati italiani. 

The Last Dance narra retroscena e dietro le quinte delle gesta dei Chicago Bulls e dei sei titoli NBA da loro conquistati (il famoso Three – peat). Si deve riconoscere che Jason Hehir, il regista, è riuscito a sfruttare al meglio il materiale a sua disposizione mescolandolo immagini di repertorio inedite e interviste contemporanee ai protagonisti. Il risultato infatti è un racconto di epica cestistica, di cultura pop e costume, ma soprattutto è godimento ed emozione. Forse è proprio questa la forza della serie: non si rivolge solo ai fanatici di Jordan, dei Bulls, o di basket ma a chiunque voglia comprendere come un mix inconsueto di talenti divenne un paradigma sublime che toccò uno dei picchi più alti dello sport, un fenomeno capace di superare le barriere sociali, demografiche ed addirittura le epoche. Non solo basket, ce lo dimostra in maniera brillante l’innegabile forza della natura che si chiama Michael Jordan. È impossibile non rimanere affascinati dalle sue mosse e dalle sue parole che ci portano a riconsiderare il tradizionale concetto di leadership per eccellenza. 

Ciò che è istruttivo di “The Last Dance” è il modo in cui mostra l’intero arco del viaggio per diventare un leader, dal guerriero solitario che crede di poter affrontare il mondo da solo, a un leader più vecchio e saggio, che si affida più alla durezza mentale che al puro atletismo, che si fida dei suoi compagni di squadra, e che sostiene lo spirito di squadra. 

Con questo articolo tenterò di andare oltre ciò che sapevano, oltre ciò che possiamo chiaramente vedere. Vorrei concentrarmi più su cosa significa guidare una squadra, formata da personalità differenti, verso un obiettivo preposto e su quali sono le caratteristiche che dovrebbe teoricamente avere un leader. 

Ecco cosa ho imparato nei 10 episodi di The Last Dance:

1. Se vuoi ottenere di più dal tuo team devi dedicargli la massima attenzione

lezioni di leadership

Prestare attenzione al proprio team è fondamentale per essere un buon leader, ciò significa ascoltare e trovare continuamente modi per connettersi con la propria squadra cercando di aiutarli verso il raggiungimento dell’obiettivo condiviso. Phil Jackson, il famoso coach dei Bulls, ha prestato infatti particolare attenzione alla personalità di MJ e al modo in cui “His Airness” (soprannome di MJ) interagisse in maniera aggressiva con i compagni di squadra e ha lavorato per instaurare un equilibrio naturale tra i compagni.

Phil Jackson non ha mai avuto timore di mettere in panchina MJ nel momento in cui superava i limiti. Phil sapeva che la leadership non riguardava solo saper assecondare il tuo miglior giocatore, bensì stabilire connessioni con ciascuno dei giocatori della tua squadra.

Come Jackson, tutti i leader dovrebbero chiedersi costantemente ”come posso aiutare questa squadra a crescere?” I profili dei leader più tradizionali si concentrano sulle loro capacità decisionali, sul carisma, sulla capacità di gestire con un pugno di ferro e di piegare gli eventi alla loro volontà, ma forse l’enfasi dovrebbe essere posta sulla loro capacità di galvanizzare e ispirare il team con cui collaborano.

È vero nello sport, come è vero nelle organizzazioni. Cos’è un maestro di livello mondiale senza la magistrale orchestra alle sue spalle?

2. La determinazione e l’impegno sono fondamentali

La serie ci mostra come più volte Jordan abbia giocato partite memorabili in condizioni incredibilmente dolorose. Ha giocato con l’influenza, ha giocato con un’intossicazione alimentare, e ha giocato con il dolore per il tragico omicidio di suo padre.

Ma in qualche modo, ha sempre scavato a fondo dentro di sé per trovare quella forza in più per portare lui e la sua squadra al traguardo. Un buon leader non deve fermarsi di fronte a nulla, deve continuamente trovare la forza di rialzarsi ed andare avanti. Ci saranno molti momenti nella nostra vita e nella nostra carriera in cui ci sentiremo come se avessimo il mondo contro di noi. È proprio in quei momenti che un buon leader è costretto ad attingere alle proprie riserve nascoste di resistenza e determinazione.

3. L’intelligenza emotiva

l'intelligenza emotiva della leadership

L’intelligenza emotiva è un concetto sfuggente e intangibile. 

Comunemente è definita come la capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni, oltre che di riconoscere e influenzare le emozioni di chi ci circonda. Punto cardine dell’intelligenza emotiva è la consapevolezza di sé. Infatti per far emergere il meglio dagli altri, dovete prima tirare fuori il meglio da voi stessi. Ed è qui che l’Intelligenza Emotiva diventa un ingrediente essenziale di un buon leader. 

La serie ci mostra come per Jordan sia stato un lungo viaggio quello verso un’acuta consapevolezza di sé e un livello più alto di intelligenza emotiva. Lentamente ha iniziato a fidarsi di più dei suoi compagni di squadra, soprattutto nei momenti cruciali, come quando nelle finali NBA ‘97-‘98 passò la palla decisiva a Steve Kerr, che segnó il colpo vincente del campionato. 

La leadership è molto di più dell’insieme di capacità tecniche, per eccellere sono fondamentali anche qualità intangibili come l’empatia, la consapevolezza di sé, la compassione.

4. Decisione e responsabilità

Il grande MJ dice: “Una volta presa una decisione, non ci ho più pensato”. Infatti una delle caratteristiche che non può mai mancare in un leader è la capacità di saper prendere delle decisioni e assumersene la responsabilità. Nel corso della sua carriera Jordan ha messo a segno innumerevoli tiri vincenti che hanno deciso decine di partite cruciali e lo ha fatto prendendosi la palla quando la posta in gioco era davvero alta. Il suo istinto lo ha guidato, ed ha trainato la squadra, in maniera impeccabile. 

È proprio ciò che dovrebbe fare un vero leader. Nella vita di tutti i giorni, come nella carriera, ci saranno molti momenti critici che richiederanno delle decisioni rapide che potrebbero farci sprofondare come portarci verso il successo. La responsabilità è un diretto sottoprodotto della decisione, infatti ad ogni scelta corrisponde una conseguenza (per te e tutto il tuo team). Jordan, da buon leader, ha preso piena responsabilità delle sue azioni giocando in maniera determinata e guidando la squadra verso la vittoria.

 In alcuni episodi vediamo come ci siano stati match critici, in cui mancavano pilastri della squadra come Scottie Pippen o Dennis Rodman. Questa non è mai stata una scusa valida per MJ per perdere una partita o fare un passaggio sbagliato, perché prima di tutto chiedeva responsabilità a se stesso, poi a coloro che lo circondavano. 

5. Non esistono scorciatoie

“Sii fedele al gioco, e il gioco sarà fedele a te […]. Questo riguarda il basket, e in qualche modo anche la vita “– Michael Jordan

Non esistono scorciatoie nel basket, come nella vita e Jorda l’ha provato un milione di volte, con l’impegno e la dedizione che ci metteva. Ci si arriva solo attraverso un lungo viaggio, fatto di alte salite, discese vertiginose, molti ostacoli e lezioni inestimabili.

6. Trova ciò che ti motiva davvero

la leadership come elemento motivante

Diversi allenatori e giocatori hanno pensato che sarebbe stato intelligente utilizzare giochi mentali o provocazioni per indebolire ‘Mike’. Il risultato?

MJ prese ogni suo sentimento negativo e lo usò come benzina per alimentare il suo fuoco. Lui ha sempre scelto di far parlare il suo gioco e nient’altro. Per arrivare al successo è importante trovare le proprie micce che accendono il tuo fuoco. E’ importante trasformare ogni momento o sensazione negativa in benzina per andare avanti.

7. Sbagliando si impara

Uno dei detti più noti a tutti, ma non per questo meno vero. Infatti i leader dovrebbero vedere il fallimento come un momento di apprendimento. Le sconfitte sono inevitabili per chi si mette in gioco, ma la vera forza sta nell’analizzare e gestire il fallimento, per comprendere dove abbiamo sbagliato.

Per me, “The Last Dance” è stato molto più che una docu-serie, è stata una Masterclass di leadership. Una volta che si guarda oltre il titolo, ci accorgiamo che la serie mette in luce tutte le qualità essenziali per cui ci battiamo nella nostra vita personale e professionale. È una storia di ambizione, determinazione di ferro, impegno, eccellenza tattica e leadership ispiratrice. The Last Dance ci ricorda che la leadership non significa nulla se non vi è prima di tutto rispetto tra le parti.  The Last Dance è un elogio dello spirito di squadra e della diversità dei talenti. Ma soprattutto, è totalmente trasparente. Forse ho parlato troppo (come sempre), sei d’accordo con i punti che ho evidenziato o credi ci sia altro da aggiungere? Se ti va fammi sapere la tua opinione con un commento. 

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2 commenti

Paola 17 Luglio 2020 - 19:28

Bellissimo articolo

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Isa 17 Luglio 2020 - 20:51

… gocce di saggezza ! Complimenti Francesca Clivio 👍

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