Da copywriter a digital copywriter: cosa è cambiato?

by Davide Bertozzi

Come accogliere il cambiamento e prepararsi alle nuove sfide delle aziende, da copywriter

Scrivere è complicato. Se così non fosse non esisterebbero persone che scrivono per mestiere. Non esisterebbero i copywriter, per dire. Questi ultimi mettono la loro penna e la loro tastiera al servizio del mondo pubblicitario; niente romanzi insomma, al massimo saggi e manuali, ma principalmente mettono nero su bianco gli obiettivi delle aziende. E allora scrivono di prodotti, marche, persone, e ne scrivono in tanti modi, contesti e canali. Radio, TV, riviste, siti web, social media, brochure e altre diavolerie analogiche e digitali. Soprattutto digitali, oggi.

La cosa davvero bella di questo mestiere è che si reinventa e rinnova insieme alle tecnologie, ai cambiamenti sociali, alle tendenze e alle necessità di ogni momento storico. Certo, il mestiere è pur sempre quello, scrivere, ma a cambiare con una certa frequenza è l’intenzione, l’attitudine, l’obiettivo. Giusto per farti un’idea, lavoro come copywriter da dieci anni e accidenti quante cose ho visto e quante volte ho dovuto adattare il mio scrivere. Adattare a cosa? Al cambiamento. Mi spiego.

La rivoluzione digitale nel copywriting

Ho avuto la fortuna di vivere la rivoluzione digitale, un vero ciclone, e questo ha determinato un netto strappo rispetto al romanticismo della cara vecchia carta (a cui rimango ancora fortemente ancorato). Il digitale ha accorciato ogni distanza, reso il mondo un posto più piccolo, e ha portato nel nostro paese tutte le informazioni dei grandi brand mondiali. E per grandi intendo quelli grandi-grandi-grandi. Indubbiamente questo ci ha influenzato, e molti hanno iniziato a correre per recuperare un gap immaginario. E sono arrivate qui da noi le “parole americane”, come purpose e storytelling, che anni fa si trovavano scritte ripetutamente sui brief di progetto. Sembravano bagliori, stelle luminose che rendevano ogni lavoro più eccitante ed emozionante. Stava nascendo una nuova consapevolezza, una nuova dimensione della marca e del fare comunicazione.

Ci abbiamo messo poco tempo ad imparare che tutto questo non era una moda del momento ma un’inversione di marcia capace di avvicinare moralmente le aziende alle persone e le persone alle aziende. Un nuovo cambiamento, anche romantico, se vogliamo. Ma è business, è lavoro, è comunicazione pubblicitaria, e noi professionisti abbiamo il compito di accoglierlo e studiarlo, impararlo e metterlo in pratica (con etica).

Io l’ho fatto, e confesso che è stato eccitante, motivante e gratificante come poche altre esperienze. Mi annoio facilmente negli ambienti in cui mancano l’attitudine allo studio e la voglia di raccontare grandi storie. Ecco perché ho deciso di mettere la mia penna e la mia tastiera al servizio delle aziende che vogliono comunicare meglio, con creatività e consapevolezza.

Il cambiamento è una costante del mestiere. Ed è anche il suo aspetto più intrigante. Sai che noia avere le giornate tutte uguali. Il cambiamento, come la creatività, scavalca le barriere della noia e ci porta lontano, professionalmente, personalmente e chissà in quanti altri modi. Il cambiamento affianca una parola recente, come digital, ad una relativamente antica, appartenente al mondo analogico: copywriter.

Da copywriter a digital copywriter

Mi piace pensare che tra copywriter e digital copywriter non ci sia poi quella gran differenza, ma quella parolina, “digital”, qualche cosa l’ha cambiata nel nostro mestiere. Mi spiego meglio. Il palcoscenico su cui ci muoviamo oggi noi (digital) copywirter è ancora più isterico e competitivo rispetto a quello di 10 anni fa… Ma che dico, rispetto all’anno scorso basterebbe!

Le deadline si sono accorciate, ma al contempo dobbiamo essere capaci di produrre sempre più materiale, di catturare l’attenzione del nostro lettore in un tempo sempre più breve e di rispondere alle sue domande con precisione chirurgica. Perché alla fine il nostro mestiere è questo: catturare l’attenzione delle persone e rispondere alle loro domande, anche quelle che ancora non sanno di avere.

L’altra cosa che è cambiata sono gli infiniti ambiti di specializzazione dei copywriter, anche se una base comune ci deve sempre essere: quella di scrivere per il lettore. Sembra banale, ma fidati, se ti stai approcciando a questo mondo scoprirai presto che non è così. Social, pagine prodotto, blog post, buone vecchie brochure e chi più ne ha più ne metta. Come ti dicevo, esistono infiniti contesti in cui una persona ci può leggere oggi nel digitale, ed ognuno di questi richiede competenze e approcci diversi.

Alcuni copywriter si specializzano nella SEO, per lavorare alla stesura di landing page persuasive, altri si occupano di email marketing, c’è chi scrive per i blog e chi invece si occupa di comunicazione pubblicitaria e narrazione di brand, come me.

Se ti appassiona questo ambito qui su Lacerba trovi il percorso di Brand Storytelling e Digital Copywriting a cui ho partecipato insieme ad alcuni strepitosi professionisti della comunicazione e della narrazione d’impresa.

( Se vuoi saperne di più, qui trovi il webinar in cui abbiamo presentato il programma del percorso insieme a tutta la faculty. )

Se desideri mettere la tua tastiera al servizio delle aziende, che poi significa metterla al servizio della cultura, beh, questo è il corso che fa per te. Le grandi storie hanno bisogno di mani capaci, di competenze e creatività, hanno bisogno di persone che sanno fare storytelling senza cadere in soluzioni banali, già viste e inefficaci. Qui entra in gioco il mestiere del digital copywriter, mai semplice e sempre diverso, ma sono qui per raccontartelo. Sei pronto/a?

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