STARTUPSERIES 1 | IL MINIMUM VIABLE PRODUCT DI LACERBA

by Edoardo Montesano

Storia di come abbiamo realizzato il nostro primo prototipo di Startup con l’approccio Lean

Dopo la laurea in Bocconi e un bel lavoro in banca per Daniele la strada sembrava tracciata, ma lui aveva altri piani: il sogno era quello di diventare un imprenditore. E così lo era anche per Michele, caro amico e compagno di corso all’università. 

In passato ci avevano già provato a lanciare la loro idea, un prodotto simil-Satispay, ma la cosa non era andata in porto e a guardare a posteriori avevano commesso proprio l’errore tipico di chi vuole far startup, ma non sa da dove iniziare: 

  • Partire dal prodotto finito, dalla soluzione, invece che dal problema. 

“Ma non si fa così?” 

Seguimi in fondo a questa storia e tutto ti sarà chiaro. 

Mettiamo un attimo da parte Michele – c’è un piccolo buco nella trama qua che non sono riuscito a colmare – e concentriamoci su Daniele. 

È il 2014 quando decide di lasciare il suo lavoro e trasferirsi a Berlino, in cerca di nuovi stimoli e con la voglia di avvicinarsi a quel fantomatico mondo startup che nella capitale tedesca, specie qualche anno fa, era avanti anni luce rispetto al contesto italiano. 

A Berlino succedono due cose importanti: 

  • Daniele inizia a frequentare lo “Startup Institute”, una scuola specializzata su Metodologia Agile, Lean Start up, programmazione…ecc
  • Daniele incontra Matteo, all’epoca neolaureato in architettura e anch’egli in cerca della sua “Reason Why berliniana”. 

Fase 1 – Fiutare il problema

Daniele e Matteo scoprono e si appassionano al mondo della programmazione, iniziano a seguire vari corsi online su piattaforme americane e diventano assidui frequentatori di gruppi e forum di settore. Daniele si prende con la programmazione back end, tutta la parte prettamente meccanica che sta dietro un sito web, mentre Matteo, con il suo background da architetto, si lancia nel front end, l’interfaccia di un sito web, quello che l’utente vede e con cui interagisce. 

È proprio mentre bazzicano sui vari forum e gruppi Facebook sulla programmazione che Daniele continua a notare alcuni commenti di utenti italiani, che possiamo riassumere più o meno così: 

Già studiare programmazione è una mazzata, se poi devo farlo anche in una lingua che non è la mia…Non c’è un corso in italiano sulla programmazione?”

Ha fiutato qualcosa: Un’idea comincia a ronzargli in testa. 

A questo punto possiamo recuperare Michele, che avevamo lasciato a Milano: Daniele lo chiama e gli racconta della sua visione di…

“Una scuola online calata nel contesto italiano, destinata a chi vuole far startup, per insegnargli le competenze digitali necessarie per sviluppare e lanciare sul mercato un prodotto innovativo.” 

A Michele l’idea piace: gli piace talmente tanto che decide anche lui di lasciare il suo lavoro per trasferirsi a Berlino e riprovarci con il sogno di aprire una startup. 

Era il momento di buttarsi a capofitto nel progetto, sviluppare la tecnologia necessaria, trovare i docenti, produrre i corsi e… No, questo è il modo migliore per sprecare un sacco di risorse, ma loro ormai lo sapevano. 

Cenni teorici – Che cos’è un MVP

Il Minimum Viable Product è un termine che deve essere inserito nel contesto del Lean Startup, ovvero quella metodologia che insegna un approccio imprenditoriale volto a limitare il più possibile gli sprechi di risorse. 

Tale framework si basa su due capisaldi fondamentali:

  1. Si deve partire dal problema, non dalla soluzione.
  2. Una volta compreso il problema, dobbiamo testare le possibili soluzioni, e qui entra in gioco il concetto di MVP su cui ci focalizziamo in questa storia. 

Lo scopo di un MVP è quello di validare un’ipotesi, come afferma Eric Ries, padre della metodologia Lean e autore del best seller “Partire Leggeri”: 

“Il minimum viable product è la versione di un prodotto che consente a un team di raccogliere, con il minimo sforzo, la massima quantità di conoscenza validata sui clienti” 

Il Minimum Viable Product o prodotto minimo funzionante non è quindi, come a volte ritengono alcuni un qualcosa di scadente, di un pò scarso: “minimo” non è sinonimo di “insufficiente” e questa tipologia di prodotti, specie in ambito software, possono avere un grado di complessità già molto elevato. 

Per darci una quadra: 

  • l’MVP è un prodotto “Lean”, snello, dotato di poche funzionalità che risolvono un problema specifico o, in termini di ricerca, misurano una singola variabile.
  • È rivolto a una nicchia di early adopters, le persone che sentono maggiormente quell’esigenza specifica che abbiamo individuato. 

Fase 2 – passiamo all’execution

Con solo un’ipotesi in mano, sviluppare una tecnologia come quella che è oggi Lacerba, ad esempio, era uno sforzo impraticabile e contro logica: per questa ragione Daniele, Michele e Matteo decidono innanzitutto di affidarsi a un cms, nello specifico Teachable, il WordPress dei corsi online per intenderci. 

Le possibilità di customizzazione non erano molte, ma ora, in poco tempo e con qualche euro, avevano una piattaforma online dove caricare i primi contenuti e con cui acquisire contatti e dati utili sui loro utenti. 

Il primo MVP – le interviste di Lacerba

Il primo MVP di Lacerba non sono stati dei corsi, ma bensì delle video-interviste ad imprenditori italiani, fruibili gratuitamente, una volta registrati alla proto-piattaforma di Lacerba. 

Tra maggio e giugno i tre ragazzi  iniziano a tornare spesso in Italia per calarsi nel environment imprenditoriale del paese: in quel periodo realizzano circa 60 interviste con startup italiane, alcune di esse oggi aziende di successo, come Velasca e Soundreef. 

La qualità video lascia a desiderare; una volta fanno un’intera intervista per poi accorgersi alla fine che il microfono era spento… Insomma, qualche inciampo qua e là, ma il prodotto che ne viene fuori piace e porta alcuni risultati molto importanti: 

  1. Ricevono la prima conferma che in Italia c’è un forte interesse per la formazione online in ambito di imprenditorialità digitale.
  2. Sfruttano L’OPN (Other People Network): avvicinandosi a molte aziende entrano in contatto anche con le loro community e riescono così a costruire una prima fanbase di persone che seguono il loro lavoro. 
  3. Ottengono una visione più chiara delle sfide e delle esigenze che hanno gli imprenditori in Italia e di conseguenza delle materie di cui c’è più urgenza.

 Proprio quest’ultimo punto getta la base per la fase successiva. 

Il secondo MVP – I tre corsi gratuiti

minimum viable product agile
Il making of dei primi corsi

Dalle informazioni ottenute durante le interviste deducono quelle che sono le competenze di cui c’è un maggior bisogno per creare una startup in Italia oggi: 

  • Mindset imprenditoriale
  • Sviluppo tech
  • Design

Stabiliscono che Michele avrebbe curato la parte di startup business, Daniele quella di programmazione e Matteo quella di Web Design. Acquistano un telo verde per il green screen, una reflex usata per le riprese e iniziano a girare i primi contenuti usando la camera berlinese di Daniele come set improvvisato. 

come realizzare un mvp con approcico lean
Il primo set di Lacerba, la camera di Daniele

È fine luglio quando escono con tre corsi di livello base da distribuire gratuitamente: Introduzione al Lean Startup, Crea una landing page, Crea un logo con illustrator. 

Le interviste agli imprenditori vengono spostate su YouTube, per fare awareness, mentre i corsi diventano la leva principale di acquisizione. Obiettivo? Raggiungere almeno cento iscritti ai corsi nel primo mese dalla loro uscita. 

Anche in questa fase il prodotto non è perfetto: piccoli errori di montaggio, docenti un pò impacciati e quel green screen non verrà mai bucato, come si dice in gergo. Ma i contenuti ci sono e agli utenti piacciono, tanto che in un mese doppiano il numero di iscritti che si erano prefissati.

Avevano avuto la loro conferma. 

Ma la gente era disposta a pagare per un prodotto simile?

Michele, Daniele e Matteo avevano avuto la conferma che esisteva un’esigenza reale di formazione sulle competenze digitali, ma tale esigenza era abbastanza forte da indurre le persone a pagare per risolvere il loro problema? Era il momento di capire se il loro MVP era effettivamente in grado di generare dei ricavi. 

Contattano quindi per email le persone che si erano iscritte ai loro corsi e gli propongono un abbonamento: 10€ al mese e in cambio la promessa di mantenere costante la produzione di corsi in ambito digital. 

Leggenda vuole che era un venerdì sera – o almeno così la raccontano loro – i tre sono appena scesi dalla metro e stanno raggiungendo degli amici in un locale di Kreuzberg quando sullo smartphone di Michele arriva la notifica dalla piattaforma: “Hai un nuovo iscritto! Ammontare: 10€, Prodotto: Abbonamento”. 

Abbastanza per pagare il primo giro, forse. Era nata Lacerba. 

Cosa portarti a casa?

  • Mai partire dalla soluzione, ma sempre dal problema.
  • Un’esigenza è tanto meglio percepita quanto più si è calati nel contesto in cui questa si genera.
  • Un MVP non è solo un prototipo, ma il modo migliore che hai a disposizione per validare un’ipotesi in un contesto reale: il mercato. 
  • Un MVP serve a validare un’ipotesi per volta. Datti degli obiettivi: se li raggiungi passa a testare l’ipotesi successiva, se no modifica l’MVP per capire cosa non sta funzionando. 
  • Non vergognarti a chiedere un pagamento per un prodotto imperfetto, perché è solo attraverso quelle prime transazioni che potrai capire se il problema che hai individuato esiste davvero e se, di conseguenza, stai davvero generando un valore tangibile per i tuoi clienti.

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