Chi è il Chief Storyteller e qual è il suo ruolo in azienda?

by Andrea Bettini

Scopri di cosa si occupa il Chief Storyteller e perché è una figura essenziale anche per le piccole e medie imprese.

Se sai chi è Steve Clayton sei già su una buona strada. Se così non fosse non è un problema. Te lo presentiamo noi e soprattutto ti spieghiamo perché c’è bisogno di figure come la sua nelle tante piccole e medie imprese italiane.

Steve Clayton non è il nuovo playmaker dei Los Angeles Lakers. Steve Clayton non è nemmeno il quarterback dei New England Patriots. Steve Clayton invece è il Chief Storyteller e Responsabile del team Immagine e Cultura di Microsoft. Qual è il suo compito? Come lui stesso dice: “Io insieme al mio gruppo di lavoro, ci occupiamo di raccontare Microsoft, non di vendere prodotti”.

Steve Clayton al Ted Talk di Liverpool

Perché è interessante e soprattutto è utile una funzione come quella di Clayton? Per una serie di motivi che abbiamo cercato di sintetizzare in cinque punti.

1.Le imprese sono storie.

Un’impresa non nasce solo per fare cose e/o servizi. Un’impresa ha un motivo molto più profondo che spesso ci cela nel desiderio del suo fondatore, ma che poi diventa di proprietà anche in coloro che l’impresa la portano avanti in quello che viene definito processo evolutivo. Il lasciare un segno tangibile della propria esistenza terrena, può essere uno dei buoni motivi che spinge un’organizzazione a costituirsi. Motivo che poi viene sostenuto quotidianamente da un lavoro ben fatto e una passione che ne alimenta le singole azioni. Bene, questo va raccontato. Va raccontato in maniera coerente. Va condiviso con tutti gli stakeholders di un’impresa. Il Chief Storyteller si occupa di questo.

2.Un’impresa oggi deve essere attrattiva

Se “la differenza la fanno le persone” è un assioma ancora oggi valido, significa che un’impresa deve riuscire ad attrarre persone in gamba e in grado di apportare il proprio contributo allo sviluppo dell’impresa stessa. Per aiutare in questo e per far sì che soprattutto giovani talenti, abituati a repentini cambiamenti, diventino protagonisti attivi di questo processo, è necessario riuscire a trasferire in maniera efficace il perché anche un nuovo arrivato può essere fin da subito protagonista di questa storia imprenditoriale. Il Chief Storyteller si occupa di questo.

3.Verso un’impresa empatica.

Quando parliamo di narrazione non si può non far riferimento al concetto di empatia. L’empatia è alla base del racconto. L’empatia è alla base delle emozioni. Se un’impresa riesce ad agganciare emotivamente il suo pubblico, non avrà più consumatori, ma sostenitori. È un cambio di paradigma, ma mai come oggi questo diventa fondamentale soprattutto verso le nuove generazioni di clientela. Un’impresa empatica è quella che riesce a trasferire quello che c’è oltre a un logo. La capacità di andare in profondità del proprio essere e trasferire il proprio sistema valoriale. Il Chief Storyteller si occupa di questo.

4. L’identità di un’impresa non è da dare per scontata.

Siamo passati dall’era del sottocosto a quella della qualità garantita. In tutto ciò spesso viè l’utilizzo non sempre appropriato di un tricolore italico garante di un Made in Italy, più sventolato che realmente interpretato. Ma se oggi la qualità viene data per scontata e il Made in Italy è il nostro brand di un’eccellenza nel fare le cose, non è sufficiente proclamarsi paladini della qualità assoluta e custodi di un’eredità artistica. Occorre trasferire l’effettiva identità che c’è dietro ad ogni singola impresa. Un’identità fatta di diversi elementi: persone, territorio, tradizione e cultura nel fare impresa. Il Chief Storyteller si occupa di questo.

5. Sentirsi parte di una storia comune.

È un po’ la chiusura del cerchio. Riprendendo il primo punto è la circolarità del racconto. La narrazione non va imposta. La narrazione richiede ascolto e rispetto. Una buona narrazione si basa sulla fiducia. Una narrazione efficace è solo ed esclusivamente quella che è in grado di trasferire in maniera coerente l’anima di un’impresa. Solo così non ci può essere manipolazione, ma espressione naturale di ciò che si è. Solo così tutte le persone appartenenti ad un’impresa possono ritenersi parte di una storia comune. Il Chief Storyteller si occupa di questo.

Perché ci auspichiamo che ci possano essere tanti Steve Clayton anche nelle piccole e medie imprese italiane? Perché vorrebbe dire che il cambiamento intrapreso nel fare impresa ha colto l’importanza nel dialogare con le proprie persone. Dove vengono meno le classificazione tra B2B e B2C, ma si ragiona in un’ottica di H2H Human To Human.

Prima di salutarci…

Se t’interessa saperne di più di come si può diventare un Chief Storyteller o se vuoi migliorare le tue competenze di Designer all’interno di un’impresa narrativa, ti consiglio di dare un’occhiata al nuovo percorso online in Brand Storytelling e Digital Copywriting di Lacerba e di cui sono uno dei docenti insieme a Francesco Gavatorta, Davide Bertozzi e Alberto Maestri.

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